Corsi Online: corso sab Milano Legge Regione Puglia 35 DEL 15-12-2008 sulle piscine al pubblico Dott. Cesare Martino Consulente HACCP Lecce: Legge Regione Puglia 35 DEL 15-12-2008 sulle piscine al pubblico

Legge Regione Puglia 35 DEL 15-12-2008 sulle piscine al pubblico

....
LEGGE REGIONALE REGIONE PUGLIA N. 35 DEL 15-12-2008
“Disciplina igienico-sanitaria delle piscine a uso natatorio”

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

ARTICOLO 1
(Finalità)
1. La Regione detta la disciplina igienico-sanitaria delle piscine al fine di
tutelare la salute e la sicurezza degli utenti, mediante la previsione:
a) dei requisiti strutturali;
b) delle prescrizioni relative alla gestione, al controllo e alla vigilanza;
c) del procedimento di comunicazione di inizio attività;
d) del regime sanzionatorio.
2. La Regione, nell’ambito delle azioni di prevenzione e tutela della salute,
mediante interventi di informazione e di educazione promuove la diffusione
dell’attività natatoria nel territorio regionale.

ARTICOLO 2

(Definizioni)
1. Ai fini dell’applicazione della presente legge si intende per:
a) “piscina” il complesso attrezzato per la balneazione che comporti la presenza
di uno o più bacini artificiali utilizzati per attività sportive, ricreative,
formative e terapeutiche esercitate nell’acqua contenuta nei bacini stessi;
b) “utenti” la generalità delle persone che accedono al complesso piscina, con
esclusione degli addetti. Si distinguono in “frequentatori”, “bagnanti” e
“pubblico”;
c) “frequentatori” gli utenti presenti nella piscina all’interno dell’area
frequentatori individuata all’articolo 10, comma 1, lettera e);
d) “bagnanti” i frequentatori che si trovano all’interno dell’area bagnanti,
individuata all’articolo 10, comma 1, lettera d);
e) “pubblico” gli utenti che si trovano all’interno dell’area pubblico,
individuata all’articolo 10, comma 1, lettera a);
f) “vasca piscina” il bacino artificiale la cui acqua viene utilizzata per più
periodi di attività, con reintegri e svuotamenti periodici;
g) “bacino di balneazione” il bacino artificiale alimentato con acque di
balneazione marine e dolci.
ARTICOLO 3
(Campo di applicazione)
1. La presente legge si applica alle piscine di cui al titolo II, a
esclusione di quelle che costituiscono pertinenza di singole abitazioni, fatta
salva la garanzia di applicazione dei parametri sulla qualità dell’acqua di
cui ai requisiti previsti all’articolo 9.
TITOLO II
CLASSIFICAZIONE DELLE PISCINE
ARTICOLO 4
(Criteri di classificazione)
1. Ai fini igienico-sanitari le piscine sono classificate in base ai
seguenti criteri:
a) destinazioni e caratteristiche gestionali e condominiali;
b) caratteristiche strutturali e ambientali;
c) tipologia di utilizzazione.
ARTICOLO 5
(Classificazione in base alla destinazione e alle caratteristiche gestionali
e condominiali)
1. Le piscine si distinguono nelle seguenti categorie:
a) “categoria A”: piscine di proprietà pubblica o privata, destinate a
utenza pubblica o ad uso collettivo;
b) “categoria B”: piscine che costituiscono pertinenze di edifici o
complessi condominiali, destinate in via esclusiva all’uso da parte di chi vi
alloggia e dei loro ospiti;
c) “categoria C”: piscine a uso terapeutico e piscine termali.
2. Le piscine rientranti nella categoria A si distinguono, in base alle
caratteristiche gestionali, nei seguenti gruppi:“
a) “gruppo A1”: piscine a utenza pubblica destinate in via principale ad
attività di balneazione da parte di pubblico indifferenziato;
b) “gruppo A2”: piscine a uso collettivo, destinate all’uso esclusivo da
parte degli ospiti, clienti o soci di strutture adibite alle seguenti attività:
1). pubblici esercizi;
2). attività ricettive turistiche e agrituristiche. Rientrano in questo
gruppo le piscine costituenti pertinenza di edifici residenziali nei quali
anche una sola unità abitativa sia adibita a struttura ricettiva
extralberghiera con diritto d’uso anche non esclusivo della piscina. Il
diritto d’uso si presume esistente, salvo che non risulti diversamente dal
titolo;
3). residenze assistenziali socio-sanitarie ed educative, pubbliche o
private, quali ad esempio collegi, convitti, scuole, case di riposo;
4). palestre, centri estetici e attività assimilabili;
5). associazioni e circoli, anche aziendali, comunque denominati;
c) “gruppo A3”: piscine finalizzate al gioco acquatico;
d) “gruppo A4”: strutture complesse comprendenti piscine rientranti in
più di uno dei precedenti gruppi.
3. Le piscine rientranti nella categoria B si distinguono, in base al
numero di unità abitative, nei seguenti gruppi:
a) “gruppo B1”: piscine costituenti pertinenza di edifici o complessi
condominiali, costituiti da più di quattro unità abitative;
b) “gruppo B2”: piscine costituenti pertinenza di edifici o complessi
condominiali, costituiti da quattro unità abitative o numero inferiore.
4. Ai fini della presente legge si intende:
a) per “unità abitativa” l’insieme di uno o più locali preordinati ad
appartamento autonomo destinato ad alloggio;
b) per “singola abitazione” l’edificio residenziale costituito da
un’unica unità abitativa.
5. Nelle piscine di categoria C, fatti salvi gli eventuali limiti
previsti da norme speciali, possono essere svolte attività aggiuntive di
balneazione, ludico-ricreative.
ARTICOLO 6
(Classificazione per caratteristiche strutturali e ambientali)
1. In base alle caratteristiche strutturali e ambientali si distinguono le
seguenti tipologie di piscine:
a) “tipologia 1”: piscine scoperte, costituite da complessi con uno o più
bacini artificiali non confinati entro strutture chiuse permanenti;
b) “tipologia 2“: piscine coperte, costituite da complessi con uno o più
bacini artificiali scoperti e coperti utilizzabili anche contemporaneamente;
c) “tipologia 3”: piscine di tipo misto, costituite da complessi con uno
o più bacini artificiali scoperti e coperti utilizzabili anche
contemporaneamente;
d) “tipologia 4”: piscine di tipo convertibile, costituite da complessi
con uno o più bacini artificiali nei quali gli spazi destinati alle attività
possono essere aperti o chiusi in relazione alle condizioni atmosferiche.
ARTICOLO 7
(Classificazione delle vasche)
1. In base alla loro utilizzazione le vasche sono classificate come
segue:
a) “tipo A”: vasche per attività natatorie agonistiche e non agonistiche
e relativo addestramento;
b) “tipo B”: vasche per tuffi e attività subacquee;
c) “tipo C”: vasche ricreative, aventi requisiti morfologici e funzionali
che le rendono idonee per il gioco e la balneazione;
d) “tipo D”: vasche ricreative per bambini con profondità uguale o
inferiore a 60 centimetri, aventi requisiti morfologici e funzionali che le
rendono idonee per la balneazione dei bambini;
e) “tipo E”: vasche polifunzionali aventi caratteristiche morfologiche e
funzionali che le rendono idonee a usi promiscui in quanto consentono l’uso
del bacino per più attività contemporaneamente o che rispondono a requisiti di
convertibilità;
f) “tipo F”: vasche ricreative attrezzate, caratterizzate dalla presenza
significativa di attrezzature accessorie quali acquascivoli o sistemi di
formazione di onde;
g) “tipo G”: vasche per usi terapeutici, aventi requisiti morfologici e
funzionali e dotate di specifiche attrezzature che le rendono idonee
all’esercizio di attività riabilitative e rieducative da svolgersi sotto il
controllo sanitario;
h) “tipo H”: vasche per usi termali, inserite all’interno di stabilimenti
termali, ancorché annessi a strutture ricettive, nelle quali l’acqua è
utilizzata come mezzo terapeutico in relazione alle sue caratteristiche fisico
chimiche intrinseche e alle modalità con cui viene a contatto dei bagnanti e
nelle quali l’attività di balneazione viene effettuata secondo le indicazioni
del direttore sanitario.
2. Nelle piscine di categoria C, le attività aggiuntive di balneazione di
cui all’articolo 5, comma 5, qualora siano svolte contemporaneamente alle
attività terapeutiche, devono essere effettuate in vasche distinte o in
settori di vasche strutturalmente distinti.
ARTICOLO 8
(Equiparazioni)
1. Ai fini della presente legge rientra nella categoria B la piscina
costituente pertinenza di edificio o complesso residenziale composto da più di
quattro unità abitative di proprietà di un’unica persona o di più persone ai
sensi dell’articolo 1100 del codice civile.
2. L’unità destinata ad attività commerciale, artigianale o direzionale
presente in un edificio residenziale dotato di piscina, ai fini dell’utilizzo
della stessa piscina da parte delle persone che operano in tale unità, è
equiparata ad unità abitativa, secondo la definizione di cui all’articolo 5,
comma 4, lettera a).
3. Sono equiparate alle piscine di pertinenza di singole abitazioni, di
cui all’articolo 5, comma 4, lettera b):
a) la piscina di pertinenza di edificio residenziale composto fino a
quattro unità abitative di proprietà di una sola persona
b) di più persone ai sensi dell’articolo 1100 del codice civile;
c) la piscina che risulta destinata all’uso esclusivo di un’unità
abitativa, facente parte di un edificio o complesso condominiale, a condizione
che disponga di misure atte a impedire l’accesso a terzi.
TITOLO III
REQUISITI
ARTICOLO 9
(Requisiti igienici e ambientali)
1. Le piscine di categoria A e B devono rispettare i requisiti igienico -
ambientali relativi alle caratteristiche delle acque utilizzate, alle sostanze
da impiegare per il trattamento dell’acqua, ai punti di prelievo, ai requisiti
termoigrometrici, di ventilazione, illuminotecnici e acustici stabiliti
dall’allegato 1 e dalla tabella A dell’accordo 16 gennaio 2003, n. 10555 tra
il Ministro della salute, le regioni e le Province Autonome di Trento e
Bolzano sugli aspetti igienico-sanitari, per la costruzione, la manutenzione e
la vigilanza delle piscine a uso natatorio, recepito dalla Regione Puglia con
deliberazione della Giunta regionale 22 giugno 2004, n. 909.
2. Le piscine di categoria C devono rispettare i requisiti igienico
ambientali stabiliti dalle norme speciali che disciplinano le attività
terapeutiche e termali. I requisiti igienici per lo svolgimento di attività
balneatorie aggiuntive ai sensi dell’articolo 5, comma 5, nonché gli eventuali
trattamenti integrativi dell’acqua, a tutela della salute dei bagnanti, sono
stabiliti dal direttore sanitario di ciascuna struttura terapeutica e termale,
con apposito atto. E’ fatta salva, comunque, l’applicazione dei parametri
relativi ai requisiti illuminotecnici e acustici previsti dall’allegato 1
dell’accordo di cui al comma 1.
3. Le caratteristiche delle acque utilizzate nei bacini di balneazione di
cui all’articolo 2, comma 1, lettera g), sono disciplinate dalla vigente
normativa in materia di qualità delle acque di balneazione. L’acqua deve
essere mantenuta in condizioni di idoneità mediante continua immissione di
nuova acqua, con portata proporzionata alle dimensioni del bacino.
ARTICOLO 10
(Aree di tutela igienico-sanitaria)
1. In relazione ai differenti gradi di tutela igienico-sanitaria, nelle
piscine sono individuate le seguenti aree:
a) “area per il pubblico”: accessibile alla generalità degli utenti,
senza alcuna barriera di protezione igienica;
b) “area di rispetto”: destinata ai frequentatori e che separa l’area per
il pubblico dall’area a piedi nudi;
c) “area a piedi nudi”: percorribile dai frequentatori e la cui
pavimentazione deve avere caratteristiche rispondenti a esigenze di facile
pulizia e disinfezione;
d) “area bagnanti”: area della sezione vasche comprendente le vasche
stesse e gli spazi perimetrali funzionali all’attività balneatoria;
e) “area frequentatori”: costituita dall’insieme dell’area a piedi nudi e
dell’area di rispetto;
f) “solarium”: area destinata alla sosta ed eventuale esposizione al sole
dei frequentatori, avente i requisiti dell’area a piedi nudi;
g) “solarium verde”: area destinata alla sosta ed eventuale esposizione
al sole dei frequentatori, facente parte dell’area di rispetto, la cui
pavimentazione non possiede le caratteristiche dell’area a piedi nudi.
2. L’accesso all’area di rispetto è consentito esclusivamente con
calzature pulite, lavabili e disinfettabili o con appositi copri scarpe.
3. L’area a piedi nudi deve essere delimitata e accessibile
esclusivamente dall’area di rispetto, previo lavaggio e disinfezione dei piedi
e delle calzature destinate a tale area.
4. L’accesso all’area bagnanti è consentito esclusivamente previa
completa pulizia personale mediante doccia
ARTICOLO 11
(Requisiti strutturali e impiantistici)
1. La Giunta regionale, entro due anni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, stabilisce i requisiti strutturali e impiantistici delle
piscine, in relazione alla classificazione di cui all’articolo 5, con apposite
disposizioni tecniche.
2. I requisiti strutturali e impiantistici devono garantire, in
particolare, che:
a) la potenzialità degli impianti di trattamento dell’acqua sia
proporzionata al volume dell’acqua contenuta nelle vasche e al carico
inquinante conseguente alla loro utilizzazione;
b) l’attività natatoria si svolga nel rispetto delle esigenze di
sicurezza e di sorveglianza, in relazione alle specifiche forme e modalità di
svolgimento previste per ciascuna categoria e gruppo di piscine e tipo di
vasca;
c) la pulizia ordinaria e straordinaria, la fruizione degli spogliatoi,
delle docce, dei servizi igienici e di tutte le aree accessorie e di
disimpegno avvenga in modo regolare e col minimo rischio per la sicurezza dei
frequentatori.
3. Per stabilire i requisiti strutturali e impiantistici, le disposizioni
tecniche devono far riferimento alle norme UNI, EN, ISO. L’azienda sanitaria
locale (ASL) può impartire caso per caso, con provvedimento motivato,
prescrizioni in merito ai requisiti strutturali e impiantistici di cui al
comma 2.
4. Per stabilire i requisiti delle vasche di tipo A e di tipo B,
destinate ad attività agonistiche le disposizioni tecniche possono far
riferimento alle norme della Federazione Italiana Nuoto (FIN) e della
Fédération Internationale de Natation Amateur (FINA).
ARTICOLO 12
(Sezioni)
1. La piscina è suddivisa, in relazione alle diverse attività cui è
destinata, nelle seguenti sezioni:
a) una o più di una sezione vasche;
b) una o più di una sezione servizi;
c) una o più di una sezione impianti tecnici;
d) una o più di una sezione pubblico;
e) una o più di una sezione attività accessorie.
2. La sezione vasche fa parte dell’area a piedi nudi e comprende, oltre
alle vasche, le banchine perimetrali, nonché il solarium, qualora appartenga
alla stessa area a piedi nudi senza soluzione di continuità.
3. La sezione servizi e l’eventuale solarium verde fanno parte dell’area
di rispetto.
4. La superficie complessiva di una sezione vasche deve essere compresa
tra un minimo di una volta e mezza e un massimo di dieci volte la superficie
dello specchio d’acqua vasche della stessa sezione.
5. La sezione servizi, comprendente gli spogliatoi, i servizi igienici e
le docce, è riservata all’uso da parte dei frequentatori della piscina.
Qualora la sezione sia utilizzata anche dagli utenti delle attività
accessorie, questi utenti concorrono al raggiungimento del numero massimo
ammissibile di frequentatori e devono sottoporsi alle stesse regole
comportamentali dei frequentatori.
6. La sezione attività accessorie deve essere ubicata in locali o aree
funzionalmente separate dall’area frequentatori.
7. Le vasche piscina, le vasche piscina termale e i bacini di balneazione
possono coesistere nella stessa piscina, purché siano inserite in “sezioni
vasche” distinte e sia evidenziato sul posto il tipo di acqua utilizzata in
ciascuna sezione
ARTICOLO 13
(Primo soccorso)
1 Le piscine devono essere dotate di un sistema organizzato di primo
soccorso e vie di facile accesso per lo svolgimento delle relative operazioni.
2 Le piscine di categoria A devono essere altresì dotate di un locale
adibito a primo soccorso.
TITOLO IV
MODALITÀ D’USO DELLE PISCINEE PERSONALE ADDETTO
ARTICOLO 14
(Frequentatori e bagnanti)
1 Il responsabile della piscina determina il numero massimo ammissibile
di frequentatori sulla base dei parametri stabiliti dalle disposizioni
tecniche emanate dalla Giunta regionale ai sensi dell’articolo 11, al fine di
garantire l’agevole e regolare funzione delle vasche dei solarium, degli
spogliatoi, delle docce e dei servizi igienici, nonché delle eventuali
attività accessorie.
2 Nell’area frequentatori non è consentita la presenza di un numero di
frequentatori superiore a quello massimo ammissibile. A tale scopo le piscine
devono essere dotate di sistemi o procedure atte a rilevare il raggiungimento
del numero massimo ammissibile.
3 Il numero ammissibile di bagnanti nell’area bagnanti è calcolato in
relazione ai diversi tipi di vasche di cui all’articolo 7, sulla base dei
seguenti parametri:
a. vasche di tipo A: un bagnante per ogni 2 metri quadrati di specchio
d’acqua;
b. vasche di tipo B, G e H: un bagnante ogni5 metri quadrati di specchio
d’acqua;
c. vasche di tipo C, D, E ed F: un bagnante ogni 3 metri quadrati di
specchio d’acqua.
ARTICOLO 15
(Responsabile della piscina)
1. Il titolare dell’impianto, ai fini dell’igiene, della sicurezza e
della funzionalità delle piscine, nomina il responsabile della piscina, ovvero
dichiara formalmente di assumerne personalmente le funzioni.
2. Il responsabile della piscina deve:a) assicurare il corretto
funzionamento della struttura sotto ogni aspetto gestionale, tecnologico e
organizzativo;b) assicurare il rispetto dei requisiti igienico-ambientali
previsti dall’accordo Ministro della salute, regioni e Province Autonome di
Trento e Bolzano 10555/2003;c) assicurare la corretta esecuzione delle
procedure di autocontrollo previste dall’articolo 24; d) assicurare che siano
eseguite la pulizia quotidiana con l’allontanamento di ogni rifiuto e la
disinfezione periodica, secondo quanto previsto dalle disposizioni regionali,
come, esemplificando, i regolamenti, e dalle procedure di autocontrollo.
3. Per le piscine di categoria B, salvo diversa formale designazione, il
responsabile della piscina è l’amministratore; in mancanza di amministratore o
di responsabile designato rispondono i proprietari nei modi e limiti stabiliti
dal codice civile e dalle altre leggi che regolano la proprietà negli edifici.
4. Per le piscine di categoria C il responsabile della piscina è il
direttore sanitario della struttura.
ARTICOLO 16
(Dotazione di personale)
1. Ai fini dell’igiene, della sicurezza e della funzionalità complessiva,
le piscine devono disporre delle seguenti figure professionali:
a) assistente bagnanti;
b) addetto agli impianti tecnologici.
2. Per le piscine di categoria A e B le funzioni di assistente bagnanti e
di addetto agli impianti tecnologici possono essere svolte dal responsabile
della piscina, purché in possesso delle abilitazioni e competenze previste
dagli articoli 17 e 18.
3. Per le piscine della categoria B, l’individuazione dell’addetto agli
impianti tecnologici e dell’assistente bagnanti non sono obbligatorie. Spetta,
comunque, al responsabile della piscina l’adozione delle misure ritenute
idonee a garantire l’igiene e la sicurezza.
ARTICOLO 17
(Assistente bagnanti)
1. L’assistente bagnanti, abilitato alle operazioni di salvataggio e di
primo soccorso ai sensi della normativa vigente in materia, vigila sulle
attività che si svolgono in acqua e sul rispetto del regolamento di cui
all’articolo 19 nell’area affidata alla sua sorveglianza.
2. Il numero di assistenti bagnanti a bordo vasca deve essere adeguato al
numero e alle caratteristiche delle vasche nonché al numero di bagnanti,
secondo quanto stabilito dalle disposizioni tecniche di cui all’articolo 11.
La presenza degli assistenti deve essere assicurata in modo continuativo
durante tutto l’orario di funzionamento della piscina. Per le piscine di
categoria C, a uso terapeutico e termale, tale presenza è obbligatoria
limitatamente agli orari di svolgimento delle attività balneatorie aggiuntive
di cui all’articolo 5, comma 5.
3. Per le piscine di categoria A e B dotate di una o più vasche contigue
con specchio d’acqua complessivo non superiore a 100 metri quadrati e
profondità massima di 140 centimetri, la presenza dell’assistente bagnanti può
non essere continuativa qualora siano attivati sistemi alternativi di
controllo e allarme in grado di garantire la sicurezza dei bagnanti. Analoghi
sistemi alternativi di controllo e allarme possono essere previsti qualora si
superi la superficie complessiva di 100 metri quadrati, in relazione alla
capacità ricettiva della struttura o del complesso condominiale, secondo i
parametri fissati dalle disposizioni tecniche. L’esistenza di tali dispositivi
deve risultare da specifica dichiarazione resa dal responsabile dalla piscina
e allegata alla comunicazione prevista, rispettivamente, dall’articolo 20,
comma 1, e dall’articolo 21, comma 1.
ARTICOLO 18
(Addetto agli impianti tecnologici)
1. L’addetto agli impianti tecnologici, in possesso di specifica
competenza tecnica, garantisce il corretto funzionamento degli impianti ai
fini del rispetto dei requisiti igienici e ambientali di cui all’articolo 9. I
relativi compiti possono essere affidati anche a ditte esterne mediante
apposite convenzioni.
ARTICOLO 19
(Regolamento interno)
1. Le condizioni e modalità di fruizione della piscina da parte degli
utenti sono disciplinate da apposito regolamento interno, predisposto dal
responsabile di cui all’articolo 15.
2. Il regolamento di cui al comma 1 deve, in particolare, contenere
elementi di educazione sanitaria e dettare le prescrizioni di igiene personale
e di comportamento, che contribuiscono al mantenimento della sicurezza
igienico-sanitaria della piscina.
3. Il regolamento interno deve essere esposto ben visibile secondo
modalità individuate dal responsabile della piscina e tali da assicurarne la
conoscenza da parte degli utenti.
TITOLO V
ADEMPIMENTI PER L’INIZIODELL’ATTIVITÀ
ARTICOLO 20
(Dichiarazione di inizio attività)
1. L’esercizio dell’attività di piscina di categoria A è soggetto, ai
fini della presente legge, a comunicazione di inizio attività. La
comunicazione, a firma del titolare, è presentata all’ASL e al sindaco del
comune nel cui territorio è ubicata la piscina, almeno trenta giorni prima
della data di inizio attività.
2. La comunicazione di cui al comma 1 è sempre prescritta per le piscine
di categoria A, gruppo A2, anche nel caso in cui l’esercizio delle attività
contemplate dall’articolo 5, comma 2, lettera b), sia soggetto al rilascio di
autorizzazione igienico-sanitaria ai sensi delle norme vigenti.
3. Sono elementi essenziali della comunicazione di cui al comma 1:
a. ubicazione della struttura;
b. categoria, gruppo e tipologia della piscina secondo la classificazione
di cui agli articoli 5 e 6;
c. numero e tipo di vasche secondo la classificazione di cui all’articolo
7;
d. numero massimo ammissibile di frequentatori;
e. dati identificativi e sede del soggetto titolare dell’attività.
Qualora l’attività sia svolta in forma societaria, dati identificativi del
legale rappresentante;
f. dati identificativi del responsabile della piscina, individuato ai
sensi dell’articolo 15, comma 1;
g. documentazione tecnica, descrittiva dell’intera struttura e degli
impianti di trattamento dell’acqua e dell’aria, come realizzati;
h. eventuale dichiarazione di cui all’articolo 17, comma 3;
i. dichiarazione del funzionamento permanente o stagionale e eventuali
iniziative a carattere privato o manifestazioni aperte al pubblico.
4. La variazione di uno o più elementi di cui al comma 3 comporta
l’obbligo di comunicazione. La riattivazione della piscina dichiarata a
funzionamento stagionale non costituisce variazione.
5. Qualora nel termine indicato al comma 1 sia riscontrata la mancanza di
uno o più degli elementi essenziali previsti dal comma 3, l’ASL notifica
all’interessato le integrazioni necessarie per l’inizio dell’attività. Il
temine di cui al comma 1 è sospeso fino al perfezionamento della comunicazione
con quanto richiesto.
ARTICOLO 21
(Comunicazione di inizio attività per le piscine di categoria B)
1. L’esercizio dell’attività delle piscine di categoria B è subordinato a
comunicazione di inizio attività, a firma del responsabile, presentata all’ASL
e al sindaco del comune nel cui territorio è ubicata la piscina, almeno trenta
giorni prima dalla data di inizio dell’attività.
2. Sono elementi essenziali della comunicazione di cui al comma 1:
a) denominazione e indirizzo del condominio;
b) dati identificativi del responsabile della piscina individuato ai
sensi dell’articolo 15, comma 3;
c) categoria, gruppo e tipologia della piscina secondo la classificazione
di cui agli articoli 5 e 6, nonché numero di unità abitative;
d) numero e tipo di vasche secondo la classificazione di cui all’articolo
7;
e) numero massimo ammissibile di frequentatori;
f) f)documentazione tecnica descrittiva della piscina e degli impianti di
trattamento dell’acqua e dell’aria come realizzati;
g) eventuale dichiarazione di cui all’articolo 17, comma 3;
h) dichiarazione del funzionamento permanente o stagionale e eventuali
iniziative a carattere privato o manifestazioni aperte al pubblico.
3. La variazione di uno o più elementi di cui al comma 2 comporta
l’obbligo di comunicazione. La riattivazione della piscina dichiarata a
funzionamento stagionale non costituisce variazione.
4. Qualora nel termine indicato al comma 1 sia riscontrata la mancanza di
uno o più degli elementi essenziali previsti dal comma 2, l’ASL notifica
all’interessato le integrazioni necessarie per l’inizio dell’attività. Il
termine di cui al comma 1 è sospeso fino al perfezionamento della
comunicazione con quanto richiesto
ARTICOLO 22
(Comunicazione di inizio attività per le piscine di categoria C)
1. L’esercizio delle attività aggiuntive di balneazione di cui
all’articolo 5, comma 5, nelle piscine di categoria C è soggetto a
comunicazione di inizio attività. La comunicazione, a firma del direttore
sanitario, è presentata all’ASL e al sindaco del comune nel cui territorio è
ubicata la piscina, almeno trenta giorni prima della data di inizio attività.
2. Sono elementi essenziali della comunicazione di cui al comma 1:
a) ubicazione e indirizzo della struttura;
b) categoria, gruppo e tipologia della piscina secondo la classificazione
di cui agli articoli 5 e 6;
c) numero e tipo di vasche secondo la classificazione di cui all’articolo
7;
d) numero massimo ammissibile di frequentatori delle attività balneatorie;
e) dati identificativi e sede del soggetto titolare dell’attività.
Qualora l’attività sia svolta in forma societaria, dati identificativi del
legale rappresentante;
f) dati identificativi del direttore sanitario, responsabile ai sensi
dell’articolo 15, comma 4;
g) documentazione tecnica descrittiva della struttura e degli eventuali
impianti di trattamento dell’acqua e dell’aria come realizzati;
h) dichiarazione resa dal direttore sanitario in ordine alle attività
aggiuntive di cui all’articolo 5, comma 5, nonché alla loro compatibilità con
le caratteristiche terapeutiche o termali dell’acqua;
i) dichiarazione del funzionamento permanente o stagionale e di eventuali
iniziative a carattere privato o manifestazioni aperte al pubblico.
3. La variazione di uno o più elementi di cui al comma 2 comporta
l’obbligo di comunicazione. La riattivazione della piscina dichiarata a
funzionamento stagionale non costituisce variazione. La dichiarazione di
funzionamento stagionale è resa dal direttore sanitario e deve essere allegata
alla comunicazione di cui al comma 1.
4. Qualora nel termine indicato al comma 1 sia riscontrata la mancanza di
uno o più degli elementi essenziali previsti dal comma 2, l’ASL notifica
all’interessato le integrazioni necessarie per l’inizio dell’attività. Il
temine di cui al comma 1 è sospeso fino al perfezionamento della comunicazione
con quanto richiesto.
ARTICOLO 23
(Adempimenti per comunicazioni di inizio attività)
1. Viene istituita, presso l’Assessorato regionale alle politiche della
salute, la “banca dati regionale delle piscine”.
2. L’ASL conserva le comunicazioni di inizio attività presentate ai sensi
degli articoli 20, 21 e 22 e trasmette entro la fine di ogni anno i dati alla
Regione per l’aggiornamento della banca dati di cui al comma 1.
TITOLO VI
CONTROLLI
ARTICOLO 24
(Controlli interni – Autocontrollo)
1. Il responsabile della piscina è tenuto a predisporre il piano di
autocontrollo destinato ad assicurare, mediante analisi e monitoraggio dei
processi e dei punti critici, il costante rispetto delle condizioni di
idoneità igienico ambientale, strutturale e gestionale di cui al titolo III e
a consentire l’attuazione degli interventi correttivi previsti in modo rapido
ed efficace.
2. I controlli interni previsti dal piano di autocontrollo di cui al
comma 1 sono finalizzati alla valutazione dei rischi in relazione a ogni fase
dell’attività.
3. Il piano di cui al comma 1 deve essere redatto in conformità ai
seguenti criteri:
a) analisi dei potenziali pericoli igienicosanitari per la piscina;
b) individuazione dei punti o delle fasi in cui possono verificarsi
pericoli di cui alla lettera a) e delle misure preventive da adottare;
c) individuazione dei punti critici di controllo e definizione dei limiti
critici degli stessi;
d) definizione del sistema di monitoraggio;
e) individuazione delle azioni correttive;
f) verifiche del piano e riesame periodico, anche in relazione al variare
delle condizioni iniziali, delle analisi dei rischi, dei punti critici e delle
procedure in materia di controllo e sorveglianza.
4. La documentazione relativa all’attività e alle procedure di
autocontrollo deve essere tenuta costantemente aggiornata.
5. Il piano di autocontrollo di cui al comma 1 per le piscine di
categoria B, gruppo B2, può essere sostituito da un registro in cui devono
essere riportati i controlli periodicamente effettuati, le relative risultanze
e gli interventi di manutenzione eseguiti.
6. Quando i controlli interni evidenziano situazioni di pericolo per la
salute pubblica, il gestore intraprende gli interventi a tutela della salute,
ivi compresa la chiusura di tutto o di parte della piscina, e comunica
contestualmente all’ASL la natura del rischio e le misure adottate.
ARTICOLO 25
(Controlli esterni)
1. I controlli esterni sono di competenza del dipartimento di prevenzione
dell’ASL nel cui territorio è ubicata la piscina. Le ispezioni, le verifiche
documentali, le misurazioni strumentali e i prelievi di campioni per le
analisi sono effettuati secondo specifici piani di controllo predisposti
dall’ASL, in conformità delle indicazioni della programmazione regionale in
materia e tenuto conto della particolarità delle situazioni locali.
2. Ulteriori controlli esterni sono altresì eseguiti ogni qualvolta si
renda necessario, a seguito di fatti sopravvenuti che evidenziano potenziali
rischi per la salute o la sicurezza degli utenti delle piscine.
3. L’ASL, per l’esecuzione degli accertamenti di particolare
contenuto tecnico scientifico, può avvalersi dell’intervento diretto
dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale Puglia
(ARPAP), sulla base di programmi concordati. Rimangono di competenza dell’ASL
la valutazione degli esiti degli accertamenti, nonché l’adozione dei
provvedimenti eventualmente conseguenti, fatto salvo quanto stabilito in
materia di sanzioni amministrative dalla legge 24 novembre 1981, n. 689
(Modifiche al sistema penale).
4. Le piscine di categoria A e C sono soggette, in qualsiasi momento, ai
controlli esterni finalizzati, in modo particolare, alla verifica della
corretta e puntuale esecuzione delle attività e delle procedure previste dai
piani di autocontrollo.
5. I controlli esterni nelle piscine di categoria B sono effettuati nei
periodi e durante gli orari di funzionamento. A tale scopo il responsabile
della piscina deve garantire, in detti periodi e orari, il libero accesso da
parte degli organi di vigilanza a tutte le aree e impianti.
ARTICOLO 26
(Prelevamento e analisi di campioni)
1. Gli addetti all’attività di controllo e vigilanza devono redigere
apposito verbale delle operazioni di prelevamento dei campioni, delle
misurazioni effettuate, delle circostanze rilevate, delle dichiarazioni rese
dagli interessati e degli avvisi dati, anche in forma orale.
2. Le analisi di campioni devono essere eseguite nel rispetto di quanto
previsto dall’articolo 15 della legge 689/1981. Qualora la deteriorabilità dei
campioni non consenta la revisione delle analisi, si applica l’articolo 223,
comma 1, del testo delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie
del codice di procedura penale, approvato con decreto legislativo 28 luglio
1989, n. 271.
TITOLO VII
SANZIONI
ARTICOLO 27
(Procedimento amministrativo - sanzionatorio)
1. Le funzioni amministrative in materia di applicazione delle sanzioni
di cui al titolo VII sono svolte dalla ASL competente per territorio.
2. L’attività di controllo e vigilanza è svolta dal dipartimento di
prevenzione dell’ASL del luogo in cui è ubicata la piscina, ai sensi
dell’articolo 23 della legge regionale 28 dicembre 1994, n.36 (Norme e
principi per il riordino del servizio sanitario regionale in attuazione del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come modificato dal decreto
legislativo 7 dicembre 1993, n. 517).
3. Per tutto quanto non espressamente previsto dal titolo VII, si
osservano i principi e le modalità di applicazione delle sanzioni
amministrative di cui al capo I, sezioni I e II, della legge 689/1981 e
successive modificazioni e integrazioni.
ARTICOLO 28
(Mancate comunicazioni)
1. Il titolare dell’attività che non ottempera all’obbligo di
comunicazione di inizio attività previsto dall’articolo 20, comma 1, per le
piscine di categoria A è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento
di una somma da euro 500 a euro 2 mila 400. Alla medesima sanzione è soggetto
il direttore sanitario che non ottempera all’obbligo di comunicazione di
inizio attività previsto all’articolo 22, comma 1, per le piscine di categoria
C.
2. Il titolare dell’attività che non ottempera all’obbligo di
comunicazione di variazione di cui all’articolo 20, comma 4, per le piscine di
categoria A è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da euro 300 a euro 1.500. Alla medesima sanzione è soggetto il direttore
sanitario che non ottempera all’obbligo di comunicazione di variazione di cui
all’articolo 22, comma 3, per le piscine di categoria C.
3. Il responsabile della piscina che non ottempera all’obbligo di
comunicazione previsto dall’articolo 21, comma 1, per le piscine di categoria
B è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro
300 a euro 1.500.
4. Il responsabile della piscina che non ottempera all’obbligo di
comunicazione di variazione previsto all’articolo 21, comma 3, per le piscine
di categoria B è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una
somma da euro 150 a euro 600.
ARTICOLO 29
(Mancato controllo dei frequentatori)
1. Il responsabile che, in violazione dell’articolo 17, comma 2, non
assicura la presenza continuativa dell’assistente bagnanti a bordo vasca
durante tutto l’orario di funzionamento della piscina è soggetto alla sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 3 mila 500.
2. Alla medesima sanzione prevista dal comma 1 è soggetto il responsabile
che non assicura l’efficienza del sistema alternativo di controllo previsto
dall’articolo 17, comma 3.
3. Il responsabile che, in violazione dell’articolo 14, comma 3, consente
l’accesso all’area frequentatori a un numero di frequentatori superiore al
massimo ammissibile è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro 100,00 maggiorata di euro 5,00 per ogni frequentatore in più
fino al 30 per cento del numero massimo ammissibile e di euro 10,00 per ogni
frequentatore in più oltre il 30 per cento del numero massimo ammissibile.
4. Il responsabile che, in violazione dell’articolo 14, comma 3, consente
l ’accesso all’area bagnanti a un numero di bagnanti superiore al massimo
ammissibile è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma
di euro 150 maggiorata di euro 8 per ogni bagnante in più fino al 30 per cento
del numero massimo ammissibile e di euro 10 per ogni bagnante in più oltre il
30 per cento del numero massimo ammissibile.
5. Il responsabile che non ottempera a quanto previsto dall’articolo 19,
in relazione al regolamento interno, è soggetto alla sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da euro 100 a euro 600.
6. Il responsabile che, in violazione di quanto previsto
dall’articolo.12, comma 7, non predispone i mezzi che evidenzino il tipo di
acqua utilizzata in ciascuna sezione vasche è soggetto alla sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 200 a euro 1.500.
ARTICOLO 30
(Carenze relative all’autocontrollo e all’utilizzo dei locali)
1. Il responsabile che, in violazione dell’articolo 24, comma 1, non
predispone il piano di autocontrollo è soggetto alla sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da euro 600 a euro 5 mila.
2. Il responsabile che, in violazione dell’articolo 24, comma 4, non
tiene aggiornata la documentazione relativa all’attività di autocontrollo è
soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a
euro 5 mila.
3. Il responsabile che non tiene aggiornato il registro previsto
dell’articolo 24, comma 5, è soggetto alla sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 500 a euro 5 mila.
4. Il responsabile che non assicura gli adempimenti previsti
dall’articolo 15, comma 2, lettera d), è soggetto alla sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da euro 500 a euro 5 mila.
5. Il responsabile che consente lo svolgimento delle attività balneatorie
aggiuntive contemporaneamente alle attività terapeutiche non in conformità a
quanto disposto dall’articolo 7, comma 2, è soggetto alla sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 5 mila.
6. Il responsabile che non ottempera a quanto stabilito dall’articolo 13,
in ordine al primo soccorso, è soggetto alla sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 500 a euro 5 mila.
ARTICOLO 31
(Carenze igienico - ambientali)
1. Qualora a seguito dei controlli esterni risultino non rispettati i
requisiti previsti dall’articolo 9 in relazione ai parametri termoigrometrici,
di ventilazione e illuminotecnici, dell’acqua di approvvigionamento e
dell’acqua in vasca, nonché in relazione alle sostanze impiegate nei
trattamenti, il responsabile è soggetto alla sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 150 a euro 1.500. Qualora i parametri difformi
siano tre o in numero maggiore, la sanzione è da euro 500 a euro 3 mila 500.
ARTICOLO 32
(Mancato rispetto delle disposizioni tecniche)
1. La violazione degli obblighi derivanti dalle disposizioni tecniche di
cui all’articolo 11, comma 1, comporta l’assoggettamento alla sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 250 a euro 1.500.
ARTICOLO 33
(Sospensione condizionata delle sanzioni)
1. Qualora l’organo di vigilanza accerti la violazione di cui
all’articolo 30, comma 2, o la violazione di cui all’articolo 30, comma 3, o
la violazione di cui all’articolo 30, comma 6, riporta nel relativo verbale le
carenze riscontrate e le prescrizioni per l’adeguamento, assegnando, per
l’esecuzione, un tempo non inferiore a trenta giorni.
2. Nel caso in cui il responsabile non abbia provveduto entro il termine
assegnatogli ad adeguarsi alle prescrizioni impartite, le relative sanzioni
sono applicate dagli organi di vigilanza, con provvedimento separato.
ARTICOLO 34
(Reiterazioni)
1. In caso di reiterazione, come disciplinata dall’articolo 8 bis della
legge 689/1981, così come aggiunto dall’articolo 94 del decreto legislativo 30
dicembre 1999, n. 507, delle violazioni di cui all’articolo 29, commi 1, 2, 3
e 4, e all’articolo 31, le relative sanzioni sono raddoppiate.
TITOLO VIII
PROVVEDIMENTI DI TUTELA DELL’AUTORITÀ SANITARIA
ARTICOLO 35
(Provvedimenti di tutela igienico - sanitaria)
1. Qualora i controlli esterni evidenzino il mancato rispetto dei
requisiti igienico - ambientali dell’allegato 1 dell’accordo di cui
all’articolo 9, comma 1, tale da costituire pericolo per la salute pubblica,
l’ASL propone all’autorità sanitaria l’adozione di provvedimenti di chiusura.
2. La chiusura è altresì disposta nel caso in cui le analisi dell’acqua
di vasca evidenzino che uno o più parametri microbiologici patogeni risultano
difformi dai limiti previsti dall’allegato 1, tabella A, dell’accordo di cui
all’articolo.9, comma 1, e, al momento del prelievo, è accertata la difformità
dai limiti previsti per due o più parametri “pH per disinfezione a base di
cloro”, “cloro attivo libero”, “cloro attivo combinato”, “impiego combinato
ozono e cloro”. In tal caso la chiusura è limitata alle vasche interessate.
3. La revoca del provvedimento di chiusura è disposta a seguito di
accertamento da parte dell’autorità sanitaria del ripristino delle condizioni
di idoneità.
TITOLO IX
NORME TRANSITORIE
ARTICOLO 36
(Regime transitorio)
1. La comunicazione di inizio attività, prevista e disciplinata dagli
articoli 20, 21 e 22, deve essere presentata, per le piscine già in attività,
entro il termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
2. In assenza delle disposizioni tecniche di cui all’articolo 11 e fino
alla loro adozione, la rispondenza dei requisiti strutturali e impiantistici
alle esigenze di igiene e sicurezza, nonché la determinazione del numero
massimo ammissibile dei frequentatori e del numero degli assistenti bagnanti
sono determinati dal gestore.
3. Le disposizioni tecniche di cui all’articolo 11 stabiliscono anche i
termini entro cui le piscine esistenti devono essere adeguate ai requisiti ivi
previsti, con il limite massimo di cinque anni dalla data della loro
pubblicazione.
4. Qualora l’adeguamento ai requisiti previsti dalle disposizioni
tecniche non risulti completamente realizzabile, il responsabile della
piscina, entro il termine di centottanta giorni dalla data di pubblicazione
delle disposizioni tecniche, presenta all’ASL un piano in deroga con i
relativi tempi di adeguamento. Entro centottanta giorni l’ASL si pronuncia
dettando eventuali prescrizioni. Qualora l’ASL non si pronunci, il piano
proposto si intende approvato.
5. Il mancato adeguamento entro i termini fissati ai sensi dei commi
precedenti comporta la chiusura della piscina.
6. Per tutto quanto non espressamente previsto o disposto dalla presente
legge e dai provvedimenti da essa derivanti continuano ad applicarsi le norme
vigenti in materia.
Formula Finale:
La presente legge sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della
Regione ai sensi e per gli effetti dell’art. 53, comma 1 della L.R.
12/05/2004, n. 7 “Statuto della Regione Puglia”.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare
come legge della Regione Puglia.
Data a Bari, addì 15 dicembre 2008

Consulenza per piscine

Dott. Cesare Martino Tecnonogo alimentare
      
Per altre informazioni vedere in basso
--------
finanziamenti a fondo perduto

Nessun commento:

Posta un commento

commenti anche su info@cesaremartino.it